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Le informazioni al servizio della continuità assistenziale Coordinamento del Prof. Giorgio De Simone |
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Prof. Edmondo Terzoli PREMESSA Il Comitato Tecnico Scientifico della LILT della Regione Lazio, visto il Piano Sanitario regionale 2009-2011, considerato l'allegato "E" Rete Oncologica, sente il diritto/dovere di formulare proposte per quel che concerne la prevenzione, considerata l'importanza decisiva che questa riveste nella complessa strategia antineoplastica. Le proposte vogliono costituire un arricchimento clinico culturale, lungi da mero spirito di critica alla specifica parte del documento. Considerato che nella nostra regione le patologie tumorali costituiscono la seconda causa di morte, che nel Lazio vengono diagnosticati 25.000 nuovi casi annui di neoplasia maligna, che il numero dei decessi è di circa 15.000 all'anno, è chiaro che la sfida contro il "male del secolo" è lontana dall'essere vinta. Bisogna inoltre riflettere che le persone viventi con diagnosi di tumore maligno sono 170.000 e che per circa 80.000 di loro si è reso necessario almeno un ricovero ospedaliero ordinario, senza considerare i ricoveri in Day-Hospital e le prestazioni ambulatoriali. I dati di incidenza e di mortalità cui si faceva cenno, definiscono le dimensioni sanitarie ed i riflessi economici del problema cancro ed identificano questa patologia come una emergenza sociale che richiede necessarie, concrete, soluzioni politiche. Chirurgia, radioterapia, chemioterapia,immunoterapia ed altre opzioni terapeutiche hanno cambiato in parte la storia naturale della malattia, eppure non sono state in grado di ridimensionare in modo decisivo il problema. Valutato che ancor oggi il lapalissiano non ammalare o sorprendere la malattia in una fase estremamente precoce è lo strumento per ridurre l'impatto delle neoplasie sulla salute dei cittadini ed anche sulle risorse economiche, è necessario dare alla prevenzione spazio e risorse organizzative per un efficace lotta contro il cancro. Il CTS regionale della LILT è fermamente convinto che le campagne di informazione atte a contrastare stili di vita favorenti l'insorgere delle neoplasie sia il primo intervento fondamentale cui dar vita. Particolare attenzione deve essere posta ai fruitori del messaggio. Non è cioè assolutamente pensabile di rivolgersi esclusivamente agli adulti, in quanto coinvolgere i giovani significa far crescere una popolazione educata alla sfida e veicolare efficacemente le informazioni. La diagnosi "pre-clinica od anticipata" è il secondo strumento per porre argine alla malattia. AZIONI IL CTS della LILT della Regione Lazio propone che nel Piano Sanitario Regionale siano considerati gli strumenti necessari per una efficace politica di prevenzione. Due sono le strade da percorrere : a) divulgare quanto più possibile la consapevolezza che stili di vita corretti siano in grado di evitare di contrarre alcune patologie neoplastiche. b) promuovere ed attuare una campagna di diagnosi precoce per sorprendere la malattia in una fase ancora guaribile. Relativamente al punto a) - stili di vita occorre considerare quanto segue: Tutto quanto esposto deve responsabilizzare la società civile ed impegnare la classe medica e quella politica ad una attenta opera di prevenzione. La fiducia nelle terapie, sicuramente ben riposta, non deve far abbassare la guardia, al contrario deve convincere i non malati a prevenire la malattia cancro nella consapevolezza che evitarlo è la migliore "strategia terapeutica". Relativamente al punto b) maggiore tempestività diagnostica possibile, la diagnosi pre-clinica, cioè posta in essere prima che la sintomatologia sveli la presenza di una neoplasia, rappresenta l'arma in più, spesso decisiva per la possibilità di guarigione, una volta che non è stato possibile prevenire il male. Oggi è verosimile sostenere che campagne di diagnosi "anticipata" possano aver successo nei tumori della mammella, del colon-retto, della cervice uterina, della prostata. In un futuro prossimo è ipotizzabile che altre neoplasie possono essere oggetto di simile strategie preventive. La LILT deve pertanto impegnarsi in attività di: 1. divulgazione scientifica con campagne mirate alla correzione di stili di vita pericolosi. 2. prevenzione secondaria attraverso una rete ambulatoriale gestita dalla LILT, coordinata con le strutture territoriali del Servizio Sanitario. In un approccio strategico contro le neoplasie, ferma restando l'importanza della rete onocologica, è pertanto assolutamente necessario valorizzare la prevenzione, primaria e secondaria, prevenzione che sola può essere in grado di garantire alla cittadinanza la possibilità di allontanare il rischio di ammalare o di poter guarire più facilmente e, particolare invero non secondario, di concorrere ad un migliore utilizzo delle risorse finanziarie del Servizio Sanitario. Occorre in altri termini occuparsi anche dei cittadini sani per evitare che si trasformino in malati. STRUMENTI Alla luce di quanto sinteticamente esposto appare sussistere una chiara indicazione ad operare in termine di: - modificazione del piano regionale della rete oncologica, inserendo la prevenzione quale primo atto terapeutico nella strategia antineoplastica; - pianificazione di un programma intensivo di educazione attraverso conferenze ed incontri interattivi; - organizzazione dell'attività di prevenzione secondaria facendo perno sui Dipartimenti oncologici di I e II livello; - garanzie ai pazienti circa la continuità assistenziale in ogni fase della loro malattia attraverso percorsi protetti, in particolare fuori della fase di ricovero con attenzione quindi alla tempestività ed alla qualità della assistenza domiciliare integrata o alla effettiva possibilità di fruizione degli Hospices. La LILT si propone come interlocutore affidabile per una integrazione organica delle sue strutture nel Servizio Sanitario, si da accrescere, attraverso intelligenti sinergie, l'offerta globale di prestazioni adeguate. Prof. Edmondo Terzoli Presidente della Sezione Laziale della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (L.I.L.T.) |